Il parere di
Gian Vittorio Caprara
Docente di Scienze Sociali alla Facoltàdi Sociologia dell’Università degli Studi
La Sapienza di Roma
intervista a cura di Pina Luciani
D: TILS insieme a TIM sta avviando questo
progetto Get Power che è basato
sulla formula dei reality show. Cosa
ne pensa di questa formula, ci sono
stati degli altri progetti di questo tipo e
quali risultati hanno prodotto?
R: Sono stati utilizzati i media e sono stati
impiegati i principi dell’apprendimento
per imitazione, perciò anche
del modellamento in programmi internazionali,
tesi alla protezione della salute
e alla diffusione di buone pratiche
e alla correzione o alla prevenzione di
comportamenti disfunzionali, come
nell’ambito delle abitudini sessuali,
per contrastare il fumo, per contrastare
certe condotte alimentari scorrette.
Io credo che il reality show che oggi la
Tim propone, sia assimilabile sostanzialmente
a queste esperienze in cui
l’esperienza di altri serve per offrire
nuove occasioni di conoscenza, modelli
di comportamento da seguire o
da non seguire, per il tipo di conseguenze
che ne derivano. Ripeto, le
persone imparano non soltanto facendo
direttamente, ma anche vedendo
ed elaborando sull’esperienza fatta da
altre persone che hanno la possibilità
di osservare.
D: Quindi secondo lei professore, apprendimento
può far rima con divertimento?
R: Apprendere, le dicevo prima, implica
una trasformazione, un cambiamento
nel modo di fare le cose o di accostarsi
all’esperienza e alla realtà. Certo
l’apprendimento può essere anche divertimento,
anzi l’apprendimento spesso
si associa a strappi soggettivi di benessere
pertanto ad esperienze positive,
quando conoscere e allargare le
proprie opportunità le proprie visioni
del mondo, certamente non solo è arricchente,
ma anche divertente, dà piacere,
dà soddisfazione.
D: Tra le finalità del progetto Get Power
c’è quella di diffondere la cultura dell’empowerment.
Lei cosa ne pensa?
R: Io penso che mettere in condizione le
persone di esercitare un maggiore controllo sulla propria vita, sulle attività
che svolgono è una buona cosa. Si
può parlare di empowerment come
una sorta di capacitazione, mettere le
persone in condizione di allargare le
proprie capacità, estendere le proprie
abilità, dominare con maggiore sicurezza
i problemi quotidiani che si trovano
ad affrontare ed anche gli imprevisti.
Perciò se per cultura dell’empowerment
intendiamo una cultura che
mira a promuovere l’efficacia personale,
tanto meno quanto più questa cultura
dell’empowerment è sostenuta da
una buona teoria del funzionamento
mentale.
D: Secondo lei professore come si fa ad
avere la giusta consapevolezza delle
proprie potenzialità e quanto è importante
nel lavoro come nella vita?
R: È importante perché le persone generalmente
non si cimentano con prove
che ritengono al di là delle proprie capacità.
Se hanno una piena consapevolezza
delle proprie capacità metteranno a
frutto pieno i propri talenti, se hanno
le capacità ma non sanno di averle evidentemente
rischieranno di perdere
importanti opportunità di crescita, di
soddisfazione e anche di benessere.
D: Le chiediamo professore un suo suggerimento
un suo consiglio ai tanti ragazzi
che parteciperanno a questo
reality trainig. Cosa si sente di dirgli?
R: Di confidare sostanzialmente nelle
grandi opportunità che possono derivare
da esperienze nuove, dal cimentarsi
con situazioni nuove, a misura
evidentemente delle proprie capacità,
e confidare nelle possibilità che le proprie
capacità possono essere notevolmente
sviluppate, promosse, sostenute,
allargate se lo si vuole. Dipende in
buona parte dalle persone esporsi a
circostanze a situazioni che si traducono
in crescita, in maggiori opportunità
e pertanto anche in maggiori occasioni
di soddisfazioni personali. |