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La stanza era calda, troppo calda, ma il contrasto con il freddo della neve all’esterno rendeva il calore dell’enorme camino
essenza di benessere.
Mentre lentamente si toglieva il soprabito sentì, come fosse la prima volta, il calore accarezzarla, penetrarla ed infine
aggredirla; questa sensazione nota ma rinnovata nell’essenza e nel significato le fece esplodere il pianto a lungo trattenuto.
Non era triste, era dispiaciuta, la morte del padre, nel giorno del suo ventiquattresimo compleanno, era stata repentina e
del tutto inaspettata, si rimproverava di non avergli tenuto testa, di non aver saputo accettare le sue sfide, di aver
chinato il capo.
Il fuoco crepitò nel camino riportandola alla realtà mentre fissava la sabbia scorrere nella clessidra che aveva
scandito tante sue punizioni, improvvisamente capì.
Era il momento di voltare pagina, senza esitazioni, quasi di corsa, la coincidenza degli avvenimenti doveva pur avere un
significato.
Si, doveva guardare avanti, e per farlo non avrebbe più avuto le lenti oscurate che il padre frapponeva fra lei ed il mondo.
Iniziò dai simboli, prese il bastone da passeggio che aveva più volte dovuto assaggiare e lo usò per strappare la tela del quadro
che ritraeva il padre in posizione di trionfo su un enorme leone abbattuto durante una caccia in Africa, quante volte si era
sentita solidale con quell’essere cosi maestoso da sovrastare il padre anche da sotto la suola del suo stivale; deliberatamente
non distrusse il quadro, lo strappò poco sotto la metà, separando il padre dal leone.
Poi con cura mise il bastone sul fuoco e rimase li a guardare, quasi meravigliata, il simbolo del potere che si trasformava in
carbone.
A quel punto il calore divenne quasi sofferenza, si guardò intorno, quasi per orizzontarsi, nulla era nuovo, nulla era uguale al
giorno precedente.
Si concentrò su come annunciare a tutti il cambiamento radicale che la sua vita stava subendo, cercando no … semplicemente che
era giunto.
Cosa poteva essere così significativo?
Una festa! Certo, ricordò quante volte spinta dai racconti delle amiche aveva chiesto al padre di poter partecipare ad una festa
o, di poterne fare una a casa, magari con le sue amiche, e ricordò come il padre le rispondesse, baciandola ma rimanendo distante
sempre in maniera negativa.
Certo, una grande festa, corse al suo scrittoio e prese il diario che aveva trasformato in rubrica, doveva subito fare la lista
degli invitati, non c’era tempo da perdere.
Lo aprì e i ricordi l’assalirono impetuosi, nella sua maniera ad ogni nome aveva associato una serie di commenti, prima impressione,
conferma o smentita della stessa, commento di chiusura di un rapporto, averlo in mano era come leggere un libro imperniato
sulla sua vita.
Trasali trovando un’immagine di sua madre sotto una grande acacia in Africa circondata da uno stuolo di servitori, certo:
una festa in costume!
No, non era esagerata, d’altra parte si doveva pur festeggiare quel capodanno del 1900.
Fabrizio Bucarelli
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